come sempre in ritardo,
come sempre.
Ma almeno adesso senza l'assillo di completare siti o articoli (i contributi non sono arrivati) posso dedicarmi a scrivere qualcosa su questo campione scomparso!
Quanta tristezza mi ha colpito alla notizia della sua morte.
Ero un fanciullo quando ai mondiali dell'82 in Spagna il grande Brasile di Falcao e Socrates appunto sfidava la nostra Italia reduce da un girone di qualificazione non certo irresistibile.
Pronostico senza tante alternative.
Invece chi ti viene fuori?
Il Pablito nazionale che comincia la sua rincorsa al titolo da cannoniere!!
E Socrates rimase interdetto come tutti i suoi connazionali!!
Adesso caro Gaetano accogli questo campione di calcio così sfortunato,
come eri solito accogliere i tuoi avversari al limite dell'area di rigore.
E conducilo nell'olimpo dei campioni di ogni era, con Garrincha, Meazza, e tutti coloro che ti hanno raggiunto e che tu hai seguito lassù.
Mi raccomando se vorrete dare la rivincita ai verde oro non lasciarli passare, sai nell'ultima sfida del 1994 ci hanno battuto ancora in finale ai rigori!!!
sabato 10 dicembre 2011
domenica 23 ottobre 2011
Uomo di colore
Io, uomo nero, quando sono nato ero Nero
Tu, uomo bianco, quando sei nato, eri Rosa
Io, ora che sono cresciuto, sono sempre Nero
Tu , ora che sei cresciuto sei Bianco
Io, quando prendo il sole sono Nero
Tu, quando prendi il sole sei Rosso
Io, quando ho freddo sono Nero
Tu, quando hai freddo sei Blù
Io, quando sarò morto sarò Nero
Tu quando sarai morto sarai Grigio
E tu mi chiami uomo di colore!!!
Indice articoli
Questa scena è realmente accaduta su un volo della compagnia British Airways tra Johannesburg e Londra
Una donna bianca, di circa cinquanta anni, si siede accanto ad un nero.
Visibilmente turbata chiama la hostess.
L'hostess : "Qual è il suo problema, Signora?"
La donna bianca: "Ma dunque non vedete? Mi avete messo accanto ad un negro.
Non sopporto di stare accanto ad uno di questi esseri disgustosi. Datemi un altro posto , per favore!!".
L'hostess: "Calmatevi quasi tutti i posti di questo volo sono occupati. Vado a vedere se c’ è un posto disponibile".
L‘hostess si allontana e ritorna dopo qualche minuto....... « Signora, come pensavo non ci sono più posti liberi in classe economica. Ho parlato al comandante che mi ha confermato che non ci sono più posti nella classe exécutive. Tuttavia abbiamo ancora un posto in prima classe
Prima che la Signora possa fare il minimo commento, l'hostess continua: «E’ del tutto inusuale nella nostra compagnia permettere ad un passeggero di classe economica di sedersi in prima classe».
Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi accanto ad una persona così ripugnante.
L'hostess si gira verso il nero e gli dice: "Dunque, Signore se lo desiderate, prendete il vostro bagaglio a mano poiché un posto vi attende in prima classe".
Io, uomo nero, quando sono nato ero Nero
Tu, uomo bianco, quando sei nato, eri Rosa
Io, ora che sono cresciuto, sono sempre Nero
Tu , ora che sei cresciuto sei Bianco
Io, quando prendo il sole sono Nero
Tu, quando prendi il sole sei Rosso
Io, quando ho freddo sono Nero
Tu, quando hai freddo sei Blù
Io, quando sarò morto sarò Nero
Tu quando sarai morto sarai Grigio
E tu mi chiami uomo di colore!!!
Indice articoli
Questa scena è realmente accaduta su un volo della compagnia British Airways tra Johannesburg e Londra
Una donna bianca, di circa cinquanta anni, si siede accanto ad un nero.
Visibilmente turbata chiama la hostess.
L'hostess : "Qual è il suo problema, Signora?"
La donna bianca: "Ma dunque non vedete? Mi avete messo accanto ad un negro.
Non sopporto di stare accanto ad uno di questi esseri disgustosi. Datemi un altro posto , per favore!!".
L'hostess: "Calmatevi quasi tutti i posti di questo volo sono occupati. Vado a vedere se c’ è un posto disponibile".
L‘hostess si allontana e ritorna dopo qualche minuto....... « Signora, come pensavo non ci sono più posti liberi in classe economica. Ho parlato al comandante che mi ha confermato che non ci sono più posti nella classe exécutive. Tuttavia abbiamo ancora un posto in prima classe
Prima che la Signora possa fare il minimo commento, l'hostess continua: «E’ del tutto inusuale nella nostra compagnia permettere ad un passeggero di classe economica di sedersi in prima classe».
Ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi accanto ad una persona così ripugnante.
L'hostess si gira verso il nero e gli dice: "Dunque, Signore se lo desiderate, prendete il vostro bagaglio a mano poiché un posto vi attende in prima classe".
giovedì 4 agosto 2011
E' uscito il nuovo spot della Big Hunter.
Pazzesco!
Nel sito spazio ai commenti e, quindi, giustissimo che un moderatore elimini opinioni offensive.
Ma siamo seri, non spacciamo la voglia di cacciare, il desiderio di uccidere un altro essere vivente con la volontà di salvaguardare la natura!!!
Sono sempre pronto al confronto ma non prendiamoci in giro.
Leggo di commenti che parlano della bellezza di questa pubblicità!!!
Io sono preoccupato che la lobby della caccia, sempre più prepotente nell'aumentare il periodo venatorio, adesso possa anche condizionare lo share televisivo.
Tutto si può dire ma che questa pubblicità sia in qualche modo riconducibile ad un qualsiasi interesse pubblico tale da venire mostrata in televisione mi sembra assurdo.
Stiamo vedendo promuovere una cultura di morte!!!
Pazzesco!
Nel sito spazio ai commenti e, quindi, giustissimo che un moderatore elimini opinioni offensive.
Ma siamo seri, non spacciamo la voglia di cacciare, il desiderio di uccidere un altro essere vivente con la volontà di salvaguardare la natura!!!
Sono sempre pronto al confronto ma non prendiamoci in giro.
Leggo di commenti che parlano della bellezza di questa pubblicità!!!
Io sono preoccupato che la lobby della caccia, sempre più prepotente nell'aumentare il periodo venatorio, adesso possa anche condizionare lo share televisivo.
Tutto si può dire ma che questa pubblicità sia in qualche modo riconducibile ad un qualsiasi interesse pubblico tale da venire mostrata in televisione mi sembra assurdo.
Stiamo vedendo promuovere una cultura di morte!!!
lunedì 1 agosto 2011
Broomball
Cos'è il broomball?
Ne parlai in un pezzo su "Qui Veneto Sport" e qualcuno cominciò a seguirlo. D'accordo magari non qualcuno ... almeno la mia famiglia, quindi, almeno altre due persone.
Perché ne parlo ancora adesso?
Semplice ...
è lo spirito di questo blog, parlare dello sport anche il più sconosciuto; perché per chi lo pratica, per chi si allena per arrivare preparato alle partite quella è una disciplina che merita il giusto riconoscimento come per le altre migliaia che si praticano.
Allora perché non seguirle e portarle alla luce oltre il ristretto numero dei praticanti?
Intanto, a gran richiesta, ecco il pezzo che venne pubblicato nel novembre 2009.
Buona lettura
Ne parlai in un pezzo su "Qui Veneto Sport" e qualcuno cominciò a seguirlo. D'accordo magari non qualcuno ... almeno la mia famiglia, quindi, almeno altre due persone.
Perché ne parlo ancora adesso?
Semplice ...
è lo spirito di questo blog, parlare dello sport anche il più sconosciuto; perché per chi lo pratica, per chi si allena per arrivare preparato alle partite quella è una disciplina che merita il giusto riconoscimento come per le altre migliaia che si praticano.
Allora perché non seguirle e portarle alla luce oltre il ristretto numero dei praticanti?
Intanto, a gran richiesta, ecco il pezzo che venne pubblicato nel novembre 2009.
Buona lettura
Pensate all’hockey su ghiaccio. Ecco, adesso dimenticatelo ma rimanete sulle piste ghiacciate, senza pattini in linea ma con le scarpe, senza mazze, ma con scope e avrete il Broomball. In una approssimativa traduzione letterale il “pallascopa”. Disciplina invernale di origine canadese, nella tradizione inventata dalle mogli dei giocatori di hockey che stufe di aspettare i loro mariti che giocavano, si misero a pattinare imitando gli uomini con delle scope e gomitoli. Poi le scope inizialmente di saggina, vennero modificate, sì da rendere rigida la parte più larga, che a poco a poco divenne delle dimensioni attuali. Prescindendo dalla leggenda oggi siamo di fronte ad uno sport che, uno dei rari esempi, coniuga nella stessa formazione uomini e donne. Ne parliamo oggi per la bella notizia che ci è giunta della vittoria della nazionale di broomball italiana nel primo campionato europeo che si è disputato a Telfs in Austria, doppio oro nella squadra maschile e in quella mista. I nostri interlocutori sono due protagonisti della scena veneta, due appassionati praticanti di questo sport: il presidente-giocatore del B.c. Belluno, Patrizio De Biasi, e il neo campione europeo Michele Zandegiacomo dei Fighter Cocks Auronzo. Quando sentiamo Patrizio De Biasi, il presidente è tutto intento all’organizzazione dei mercatini a Feltre fondamentali per la raccolta di fondi, in quello che è diventato un campionato con costi elevatissimi. Il Belluno, campione d’Italia nel 1998, attualmente milita in Silver League, la seconda divisione, in quello che è un campionato dominato dalle formazioni trentine. Intanto è già passata la prima giornata con un’esaltante vittoria per 2-1 sui New Mark Ora (BZ), il preludio a quella che dovrebbe essere nelle intenzioni bellunesi la stagione della riscossa dopo la retrocessione dell’anno scorso. “Essere retrocessi è stato, deve essere uno stimolo per migliorarci. Abbiamo nuovi arrivi, 25 atleti di valore. Sino a tre anni fa avevamo una squadra femminile di 40 atlete. Non dimentichiamoci che molte di loro sono tornate, assieme ad alcuni innesti, per permetterci di partecipare all’ultimo europeo come B.c. Belluno, dove proprio con la squadra mista abbiamo raggiunto l’argento dietro la nazionale italiana. Sono presente in questo sport ormai da molti anni, e ancora amo scendere sul ghiaccio; questo mi è permesso anche perché il broomball è uno sport molto lento, privo di contatto, ma solo nel nostro campionato. Se introducessimo le regole internazionali, che prevedono gli scontri in campo, come nell’hockey, sicuramente sarebbe una disciplina più amata e veloce. L’ho vista crescere qui in Italia (noi come Belluno ne siamo stati per anni promotori), da quando si usavano le Clarck’s per giocare sul ghiaccio, le uniche scarpe con una gomma morbida, ideali per non scivolare. Un tempo chi indovinava la scarpa migliore vinceva.” Di un po’ di attualità parliamo con Michele: “Assieme a Luigi Bombassei, Alessandro Parenti e Giacomo Pomarè, ho partecipato con la nazionale italiana agli ultimi vincenti europei. Quattro appartenenti ai Fighter Cocks Auronzo, unica squadra veneta a militare in Golden League (la prima divisione). Durante il torneo abbiamo sconfitto tutti i nostri avversari, ma nella sfida con la Slovenia abbiamo provato sulla nostra pelle il regolamento internazionale che autorizza i contatti. I nostri avversari erano sicuramente meno tecnici, ma molto più vigorosi. Per questa edizione non è stato un problema, ma dovremmo adeguarci per poter essere ancora competitivi a livello internazionale. Noi italiani prediligiamo la tecnica, come la caratteristica di colpire di taglio la pallina, unico modo per poter imprimere potenza. Gli sloveni, ancora agli albori di questa disciplina, non colpivano correttamente la sfera e le loro conclusioni peccavano sempre di potenza.” Quali le affinità con l’hockey ghiaccio? “ Anche noi partiamo con l’ingaggio. Le squadre sono composte da un portiere, due difensori, un centro e due ali. Il nostro fuorigioco è solo sulla linea rossa, le ripartenze sono molto meno veloci, dovute anche ai nostri mezzi di locomozione, e come sottolineato prima, non sono permesse le cariche. Per questo e per altri motivi tecnici, non necessariamente occorre aver già giocato ad hockey. Sui 15 giocatori dell’Auronzo solo 3-4 vengono dai pattini.” Quali sono le vostre aspettative come unica rappresentativa veneta in Golden League? “La prima divisione (la Golden n.d.r.) esiste dal 2004, quindi, parliamo di una storia recente. Prima c’erano solo campionati regionali. Disputare un ottimo campionato è il nostro obiettivo, magari proprio alle spalle dei detentori del titolo gli Sharks Bolzano”. Nel frattempo quando andremo in stampa Auronzo avrà già conquistato una vittoria ed un pareggio ed una sconfitta per il momentaneo quinto posto.
lunedì 18 luglio 2011
Addio a Lollo Levorato
Era da tempo che desideravo farlo. Finalmente ho l'occasione di salutare un grande.
Umberto Lollo Levorato, icona del rugby italiano, è scomparso nel maggio u.s.
Nel 2009 ebbi l'occasione di intervistarlo. Oggi ripresento quelle poche battute che scambiai con una immenso atleta, ma prima di tutto un grande uomo.
"La Polizia di Stato festeggia il suo passato. Un passato fatto di gloria e valore. Valore anche sportivo, vantando tra le sue fila uomini che hanno portato in alto l’Italia nelle varie discipline olimpioniche, atleti che hanno militato e militano nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia.
E' stata ’occasione per rivedere amici di lunga data e parlare del “tempo che fu”. L’opportunità di poter conoscere poi, in un secondo momento, una persona che ha segnato la sua epoca, a detta di molti il miglior giocatore di rugby italiano degli anni ’50: Levorato Umberto, classe 1931, natali a Chirignago. 3 luglio per l’esattezza, tiene a precisare questo arzillo settantenne. “La mia vita è stata contraddistinta dallo sport, ancora prima di entrare nella grande famiglia della Polizia di Stato”. “Eravamo cinque fratelli, ed io fui scelto per andare ad abitare dalla nonna a Treviso, esattamente San Bona Vecia. Il mio primo approccio con il rugby lo ebbi a 17-18 anni, quando Franci Bandiera, rientrato dalla prigionia, aiutò tutti noi ragazzi a non rimanere per strada e ci convinse a praticare la palla ovale. Fu un crescendo entusiasmante, perché dopo aver vinto i campionati giovanili, la c.d. coppa cicogna, passammo al campionato di serie “A” rinforzando la nostra formazione anche con giocatori d’esperienza, reduci di guerra come Maci Battaglini, atleta di 110 Kg , con un passato in Francia, dove veniva chiamato le Roi. Poi ci fu la chiamata delle Fiamme Oro, correva l’anno 1957-58. Qui si faceva sul serio. Sotto la preparazione atletica di Facchini, diventammo la squadra da battere, vincendo tre campionati nazionali consecutivi, e regalando molti uomini alla nazionale.” “Quelli erano bei tempi, si aveva voglia di correre e sudare e non ci si tirava mai indietro, per questo riuscimmo a toglierci delle belle soddisfazioni. Peccato perché quel gruppo avrebbe potuto dominare anche in Europa, isole britanniche escluse, ovviamente. Come quando andammo vicinissimi alla vittoria in casa francese, a Grenoble, contro i padroni di casa, dove riuscii a segnare anche una meta.”
Anni bui
Erano gli anni ottanta. Verso la fine della continua crescita economica. Venezia aveva una sua realtà particolare, con l’ampia zona industriale di Marghera che convogliava forza lavoro, una volta occupata per intere giornate nei campi. Persone abituate a lavori pesanti: negli alti forni, a saldare condutture per enormi silos, che ancor oggi sono una sky line inconfondibile, quando attraversi il ponte della Libertà per raggiungere piazzale Roma e guardi verso la terraferma. Si viveva in un finto benessere e si sentivano le prime avvisaglie di una crisi che ancor oggi non riusciamo a superare… ma c’era il calcio… il primo amore… Da sempre per noi italiani era stato un importante viatico alla felicità in tempi bui; proprio quando le ombre della più grande tragedia mondiale si cominciavano a manifestare, la nostra nazionale conquistava titoli in patria e a casa dei cugini d’oltralpe …e il Venezia.? Il Venezia era la squadra di Ezio Loik e Valentino Mazzola, la più forte di sempre. Ma in quegli anni ottanta la parabola della formazione lagunare stava toccando il fondo, i neroverdi non calcavano più i migliori campi della serie maggiore, ma i modesti stadi di provincia, militando mestamente in serie C2.
E questa è la storia di una domenica di una di quelle stagioni tristi, quando in una paese qualsiasi dell’entroterra, proviamo a pensare a Mira, una località demograficamente cresciuta negli anni con il proliferare di Porto Marghera, molti degli operai che avevano fatto la fortuna delle imprese chimiche veneziane si concedevano un momento di svago allo stadio. Un’impianto di tutto rispetto quello del comune della Riviera, con una squadra che nel 1980 aveva saputo conquistare una storica promozione dalla serie D alla serie C2, proprio la categoria ed il girone dove militava il Venezia. E anche se per gli annali, gli anni passati nelle serie minori per i leoni veneziani contano solo statisticamente, non potrò mai dimenticare l’emozione che mio zio e mio padre mi trasmettevano quando mi portarono, ancora fanciullo, al campo comunale perché c’era il Venezia. Un derby è pur sempre un derby. E il Venezia era pur sempre il Venezia, la squadra avversaria certo, ma pur sempre la squadra che un giorno aveva sfidato le formazioni più forti, e quella maglia era stata vestita da “signori” giocatori, quando ancora il calcio era uno sport vero, e vi aveva fatto la sua bella figura quello scudetto tricolore della coppa Italia 1940-1941. Quella domenica le fatiche, le amarezze di una onesta vita di lavoro, sparivano sotto un tiepido sole autunnale per quei novanta minuti di passione, di gioco del pallone, e per un ragazzino di appena dieci anni le maglie neroverdi erano comunque qualcosa di inarrivabile, c’era come la sensazione che quella partita rappresentasse per la squadra di casa un arrivo, ma per i campioni veneziani solo una parentesi che prima o poi li avrebbe ricondotti in alto, dove meritava il loro blasone. C’era tutto il trasporto per vedere una vittoria del Mira, ma al di là del risultato, quella sarebbe stata comunque una partita particolare perché si sfidava veramente una vecchia signora del calcio italiano.
Alla fine la memoria mi tradisce sull’esito dell’incontro, ma rimane la bella sensazione di avere vissuto una giornata indimenticabile con quegli spalti gremiti di gente che tifava indifferentemente per l’una e per l’altra delle squadre in campo, perché per tutta la provincia, alla fine in quegli anni, dovunque il Venezia giocasse, rimaneva forte il legame della gente con la formazione che aveva regalato le emozioni più forti nel gioco più bello del mondo. Purtroppo nell’arco di due stagioni la china discendente dei neroverdi ebbe il suo apice con la retrocessione nel 1982 sino all‘Interregionale, proprio nell’anno in cui tutta l’Italia festeggiava il titolo di campioni del mondo con i ragazzi del “vecio” indimenticato Bearzot. Due facce di uno stesso sport: rabbia e felicità assoluta. Ma la storia non sarebbe finita qui, questo era solo l’inizio di un lungo cammino di fallimenti e successi nel vero spirito che il grande Gianni Brera identificava nei colori veneziani: “ I putei di Venexia ghe dava dentro con appassionato fervore, per non dire con rabbia”.
Alessandro Torre
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