Era da tempo che desideravo farlo. Finalmente ho l'occasione di salutare un grande.
Umberto Lollo Levorato, icona del rugby italiano, è scomparso nel maggio u.s.
Nel 2009 ebbi l'occasione di intervistarlo. Oggi ripresento quelle poche battute che scambiai con una immenso atleta, ma prima di tutto un grande uomo.
"La Polizia di Stato festeggia il suo passato. Un passato fatto di gloria e valore. Valore anche sportivo, vantando tra le sue fila uomini che hanno portato in alto l’Italia nelle varie discipline olimpioniche, atleti che hanno militato e militano nelle Fiamme Oro, il gruppo sportivo della Polizia.
E' stata ’occasione per rivedere amici di lunga data e parlare del “tempo che fu”. L’opportunità di poter conoscere poi, in un secondo momento, una persona che ha segnato la sua epoca, a detta di molti il miglior giocatore di rugby italiano degli anni ’50: Levorato Umberto, classe 1931, natali a Chirignago. 3 luglio per l’esattezza, tiene a precisare questo arzillo settantenne. “La mia vita è stata contraddistinta dallo sport, ancora prima di entrare nella grande famiglia della Polizia di Stato”. “Eravamo cinque fratelli, ed io fui scelto per andare ad abitare dalla nonna a Treviso, esattamente San Bona Vecia. Il mio primo approccio con il rugby lo ebbi a 17-18 anni, quando Franci Bandiera, rientrato dalla prigionia, aiutò tutti noi ragazzi a non rimanere per strada e ci convinse a praticare la palla ovale. Fu un crescendo entusiasmante, perché dopo aver vinto i campionati giovanili, la c.d. coppa cicogna, passammo al campionato di serie “A” rinforzando la nostra formazione anche con giocatori d’esperienza, reduci di guerra come Maci Battaglini, atleta di 110 Kg , con un passato in Francia, dove veniva chiamato le Roi. Poi ci fu la chiamata delle Fiamme Oro, correva l’anno 1957-58. Qui si faceva sul serio. Sotto la preparazione atletica di Facchini, diventammo la squadra da battere, vincendo tre campionati nazionali consecutivi, e regalando molti uomini alla nazionale.” “Quelli erano bei tempi, si aveva voglia di correre e sudare e non ci si tirava mai indietro, per questo riuscimmo a toglierci delle belle soddisfazioni. Peccato perché quel gruppo avrebbe potuto dominare anche in Europa, isole britanniche escluse, ovviamente. Come quando andammo vicinissimi alla vittoria in casa francese, a Grenoble, contro i padroni di casa, dove riuscii a segnare anche una meta.”
